lunedì 6 agosto 2012

COMUNICATO STAMPA FAI-FLAI-UILA del 9 LUGLIO 2012


Le foreste italiane, con le loro molteplici funzioni produttive, protettive, ambientali e
paesaggistiche, rappresentano un bene primario essenziale e irrinunciabile.

Un immenso patrimonio che a causa della cattiva gestione, invece di generare sviluppo e
lavoro produttivo, suscita sprechi e parassitismi. Vaste aree del Paese, a causa di questa
condizione, vengono progressivamente abbandonate portando al dissesto idrogeologico
con conseguenti gravissimi danni.
Le origini di tali guasti sono note, e tra queste vanno considerati, come la scienza sollecita,
il rapporto tra il riscaldamento del pianeta, dovuto all’incremento nell’atmosfera dei gas
serra e l’aumento in frequenza e intensità dei fenomeni atmosferici.
Si assiste pertanto, ormai da troppi anni, al lento e costante depauperamento delle foreste
italiane cui è dato un ruolo sempre più marginale nell’economia nazionale fino a non
considerarlo fra i settori verso cui possa rivolgersi l’interesse del mondo imprenditoriale. I
dati parlano da soli: la produzione nazionale di legname riesce a soddisfare appena il 20%
del fabbisogno, sebbene l’incremento annuale della massa legnosa dei boschi italiani sia
molto maggiore della quantità di massa annualmente utilizzata, fino a diventare, l’Italia, il
primo paese importatore di legname dall’Europa e dal mondo.
Tale situazione è frutto di scelte evidentemente poco ponderate, consumate nel tempo,
che hanno prodotto una disarticolata governance con attribuzione di ruoli e poteri non
propria di una pianificazione imprenditoriale, ma stratificata dalle sovrapposizioni che nel
tempo sono state generate dalle alterne stagioni politiche.
Si è andata così acuendo l’incertezza sia per quanto riguarda la programmazione delle
risorse e la gestione del patrimonio forestale da cui sono derivate incoerenza e confusione
riguardo alle stesse Relazioni Sindacali, alla struttura contrattuale e alla natura privatistica
del contratto.
Con evidenza emerge la mancanza di una diffusa consapevolezza dell’immenso valore
che le foreste italiane rappresentano in termini complessivi, ossia sui diversi piani e profili:
socio-economici, ambientali, paesaggistici, di difesa e tutela del territorio. Da ciò
scaturisce la totale assenza di una strategia complessiva nazionale da cui originano, in
molte aree del Paese, sprechi e scelte clientelari con conseguente depauperamento delle
risorse disponibili.

In tale contesto anche i 64.000 operai forestali, dislocati in tutte le regioni (secondo criteri
per lo più estranei ad un sostenibile rapporto con le opere pianificate, ma determinati dal
bisogno di allentare il fenomeno della diffusa disoccupazione) vengono considerati un
peso, se non uno spreco. La loro professionalità, acquisita con esperienza diretta, non è
riconosciuta come risorsa perché manca l’impresa e il management adeguato a farlo.
Per tali sintetiche ragioni FAI-CISL, FLAI-CGIL e UILA-UIL ritengono che sia giunto il
momento di cambiare. A tale scopo aprono, con il convegno odierno, una vertenza
nazionale con l’obiettivo di dare valore alla programmazione degli investimenti, in
alternativa alla dannosa logica della spesa.
Questi i cardini della vertenza:
• Recuperare, oltre alle altre funzioni di salvaguardia del territorio, di prevenzione
delle calamità e quelle attribuite dalla società civile al bosco e alle foreste, come la
tutela ambientale, paesaggistica e della biodiversità, un essenziale ruolo produttivo
sul doppio versante della filiera foresta-bosco-legno e del bosco-foresta-legnoenergia.
• Ridefinire e disporre le risorse finanziarie, da individuare nell’insieme degli
interventi di programmazione previsti: tutela dell’ambiente, Fondo per lo sviluppo e
la coesione (ex FAS), PSR, da destinare a interventi di programmazione a
cominciare dal PQSF (Programma Quadro del Settore Forestale) che bisognerà
aggiornare, attuare e finalizzare, favorendo una gestione complessiva della
forestazione. In tale prospettiva va dato maggior valore alla gestione
multifunzionale di una forestazione sostenibile, bisognevole di programmazione e di
scelte selvicolturali appropriate.
• Accogliere le proposte del Ministro Mario Catania per la costituzione di un Tavolo
che comprenda tutti i soggetti istituzionali, economici e sociali in grado di fornire
linee guida strategiche coerenti con le politiche comunitarie con particolare
riferimento al “Libro verde” della Commissione europea e con la Convenzione delle
Nazioni Unite per la Diversità Biologica.
• Far discendere dalle decisioni che saranno assunte nel confronto Istituzionale i
soggetti che saranno capofila al Tavolo contrattuale nazionale al fine di rafforzare il
ruolo di coordinamento del CCNL dal quale derivino contratti regionali adeguati alle
specifiche vocazioni e alle migliori pratiche produttivistiche.

Roma, 9 luglio 2012

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